La montagna per davvero. Fuori dai riflettori e oltre le piste.

Montagna. Lombardia. Leggendo queste due parole una dopo l’altra, viene spontaneo associarle ai Giochi Olimpici di Milano-Cortina, dato che proprio la regione lombarda — fino a poche settimane fa — è stata uno dei principali palcoscenici dell’evento.

Scenari alpini. Paesaggi e comunità di Lombardia

È stata proprio la cornice delle Olimpiadi a dare lo spunto iniziale al progetto artistico-culturale promosso dal MUNAF — il Museo Nazionale di Fotografia. Il punto di partenza è stato prevedere che, durante i Giochi, l’attenzione dei media generalisti si sarebbe concentrata sugli aspetti più spettacolari della montagna: le performance, il turismo, il glamour dell’evento.

Ma il territorio alpino, per chi lo vive tutti i giorni e lo conosce a fondo, è molto più di questo. È una realtà complessa e stratificata che ha subito danni profondi, come il progressivo spopolamento e gli ingombranti interventi dell’industria del turismo.

L’obiettivo del progetto era quindi cercare di ricomporre le diverse sfaccettature della montagna, sviluppando riflessioni che ne restituissero un’interpretazione quanto più autentica. Per farlo, da oltre duecento candidati sono stati selezionati sette artisti (o coppie di artisti) chiamati a sviluppare concretamente i loro personali e originali progetti sull’argomento.

Visioni artistiche d’alta quota

I risultati, eterogenei sia nei contenuti che nelle tematiche trattate, hanno dato vita alla mostra Scenari alpini. Paesaggi e comunità di Lombardia, in esposizione a Villa Ghirlanda di Cinisello Balsamo dal 1º febbraio al 3 maggio 2026. L’omonimo volume che vi presentiamo oggi — pubblicato da Silvana Editoriale — è il catalogo che documenta nel dettaglio i sette progetti attraverso gallerie fotografiche e testi descrittivi redatti insieme agli artisti. Vale la pena anticiparne giusto un paio, per dare un piccolo assaggio della varietà di approcci.

Con Hide and Seek, Tomaso Clavarino e Luca Vigliani si addentrano nella mitologia della Val Masino, sulle tracce del Gigiàt: una creatura leggendaria, metà uomo e metà caprone, che si tramanda di generazione in generazione come variante locale dell’archetipo alpino dell’Homo Selvadego. Il video realizzato è una caccia surreale a una presenza percepibile ma inafferrabile, costruita attraverso due riprese soggettive sincronizzate tra rocce, vette e grotte. In dialogo con il video, una serie di stampe fotografiche documenta sei elementi anatomici del Gigiàt modellati in terracotta dagli alunni di una scuola primaria.

Alessandro Dini e Yirong Wu rivolgono invece lo sguardo alle trasformazioni portate dalle Olimpiadi in alta Valtellina, tra Bormio e Livigno. Nuove strade, impianti, hotel, bacini idrici: infrastrutture permanenti che ridisegnano il paesaggio e le sue strutture sociali ben oltre i giorni dei Giochi. Il loro lavoro combina fotografia a infrarosso — che rivela con freddezza le cicatrici delle opere sul territorio — e oggetti plastici che richiamano la dimensione artigianale e materiale. La montagna, nel loro racconto, non è più uno sfondo stabile: è un cantiere sempre aperto.

Carta, inchiostro e… neve?

Tenendo il volume tra le mani, l’esperienza comincia ancora prima di aprirlo. La particolare rilegatura a dorso nudo, essenziale e con brossura cucita a filo refe a vista, è avvolta da una speciale sovraccoperta in carta Pergamentata White da 230 g/m²: bianca e semitrasparente, come un sottile velo di neve posato delicatamente sul volume. Sempre qui sono stampati, su ogni lato, i nomi di tutti gli artisti coinvolti, come tracce sparse sul manto nevoso.

Per quanto riguarda l’interno, i quartini di apertura e chiusura sono realizzati in carta Takeo Tant Select TS-3 n. 9 da 116 g/m². Le altre 128 pagine, il cuore del volume, sono stampate su carta Arena White Smooth da 120 g/m² stampata a cinque colori (quadricomia più un colore pantone).

We print, we think… we art!